martedì 13 marzo 2012

Canzonissima

Come nasce una canzone?
Una canzone può nascere dalla necessità di dare una veste musicale a un testo poetico preesistente , oppure trarre origine da un motivo '' che ci frulla nella testa '' , un giro di accordi , un '' riff '' trovato sulla chitarra. Altre volte parole e musica nascono insieme.
Comunque sia , le idee vanno poi sviluppate per dar '' forma '' a una vera canzone e , poiché nella breve durata del brano nulla deve trovarsi fuori posto , occorre avere chiara la struttura della composizione che si vuole realizzare , vale a dire le varie parti che la costituiscono e la loro collocazione.

venerdì 24 febbraio 2012

Emma Marrone!!


Emma Marrone Sanremo 2012: vince la canzone sulla crisi economica

Trionfa al Festival di Sanremo 2012 Emma Marrone con una canzone dedicata alla crisi economica "Non è l'inferno". Nel post il testo della canzone e il video della Ne parliamo qui su Economia e Finanza 2.0 in virtù del testo della canzone vincitrice di questa edizione (qui i video della conferenza stampa conclusiva) del Festival della Canzone italiana dove è chiaro il riferimento alla crisi economica che sta investendo il nostro Paese.
Qui il testo di "Non è l'inferno":
Ho... dato la vita e il sangue per il mio paese 
e mi ritrovo a non tirare a fine mese, 
in mano a Dio le sue preghiere 
Ho... giurato fede mentre diventavo padre 
due guerre senza garanzia di ritornare, 
solo medaglie per l'onore 
Se qualcuno sente queste semplici parole, 
parlo per tutte quelle povere persone che 
ancora credono nel bene... 
Se tu hai coscienza guidi e credi nel paese 
dimmi cosa devo fare per pagarmi da mangiare, 
per pagarmi dove stare, 
dimmi che cosa devo fare 
No, questo no, non è l'inferno, 
ma non comprendo com'è possibile 
pensare che sia più facile morire 
No, non lo pretendo ma ho ancora il sogno 
che tu mi ascolti e non rimangano parole 
Ho... pensato a questo invito non per compassione 
ma per guardarla in faccia e 
farle assaporare un po' di vino e un poco da mangiare 
Se sapesse che fatica ho fatto per parlare con mio figlio 
che a 30 anni teme il sogno di sposarsi 
e la natura di diventare padre 
Se sapesse quanto è difficile il pensiero 
che per un giorno di lavoro 
c'è che ha più diritti di chi ha creduto 
nel paese del futuro 
No, questo no, non è l'inferno, 
ma non comprendo com'è possibile 
pensare che sia più facile morire 
No, non lo pretendo ma ho ancora il sogno 
che tu mi ascolti e non rimangano parole, 
Non rimangono parole... 
Pensare che sia più facile morire 
Io no, non lo pretendo 
ma ho ancora il sogno 
che non rimangano parole 
Non rimangano parole 
Non rimangano parole
Molto toccante anche il discorso del sindaco di Sanremo che, durante la premiazione, ha indirizzato un messaggio al premier Mario Monti, mettendo in evidenza la situazione precaria delle casse del Comune e dei cittadini.

Festival di Sanremo 2012: intervista a Noemi, che presenta "Sono solo parole"
Festival di Sanremo 2012: intervista ad Arisa che presenta "La Notte"

martedì 7 febbraio 2012

Il RapPoRtO bRuNdTlAnD---> '' IL futuro di tutti noi ''


Il Rapporto Brundtland
"Il futuro di tutti noi", rapporto della Commissione Brundtland su ambiente e sviluppo, è stato pubblicato nel 1987.
Lo studio prende avvio sottolineando come il mondo si trovi davanti ad una "sfida globale" a cui può rispondere solo mediante l'assunzione di un nuovo modello di sviluppo definito "sostenibile". Per sviluppo sostenibile si intende "far sì che esso soddisfi i bisogni dell'attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere alle loro". "Lo sviluppo sostenibile, lungi dall'essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l'orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali". Tuttavia, se da un lato "lo sviluppo sostenibile impone di soddisfare i bisogni fondamentali di tutti e di estendere a tutti la possibilità di attuare le proprie aspirazioni a una vita migliore" dall'altro nella proposta persiste una ottimistica (per alcuni critici eccessiva) fiducia nella tecnologia che porterà ad una nuova era di "crescita economica": "Il concetto di sviluppo sostenibile comporta limiti, ma non assoluti, bensì imposti dall'attuale stato della tecnologia e dell'organizzazione sociale alle risorse economiche e dalla capacità della biosfera di assorbire gli effetti delle attività umane. La tecnica e la organizzazione sociale possono però essere gestite e migliorate allo scopo di inaugurare una nuova era di crescita economica".
Comunque sia, un aspetto merita di essere sottolineato: la centralità della "partecipazione di tutti": "il soddisfacimento di bisogni essenziali (basic needs) esige non solo una nuova era di crescita economica per nazioni in cui la maggioranza degli abitanti siano poveri ma anche la garanzia che tali poveri abbiamo la loro giusta parte delle risorse necessarie a sostenere tale crescita. Una siffatta equità dovrebbe essere coadiuvata sia da sistemi politici che assicurino l'effettiva partecipazione dei cittadini nel processo decisionale, sia da una maggior democrazia a livello delle scelte internazionali".
Il rapporto è diviso in tre ampi sezioni che disegnano le sfide a cui è chiamata l'umanità:
Parte 1. Preoccupazioni comuni

un futuro minacciato
verso uno sviluppo sostenibile
il ruolo dell'economia internazionale

Parte 2. Sfide collettive

Popolazione e risorse umane
Sicurezza alimentare: sostenere le potenzialità
Specie ed ecosistemi: risorse per lo sviluppo
Energia: scelte per l'ambiente e lo sviluppo
Industria: produrre più con meno
Il problema urbano

Parte 3. Sforzi Comuni

Gestione dei beni comuni internazionali
Pace, sicurezza, sviluppo e ambiente
Verso un'azione comune.

Il volume si chiude con il Sommario dei principi legali proposti per la protezione ambientale e per lo sviluppo sostenibile.

AGENDA XXI
Programma d'azione per lo sviluppo sostenibile
Summit della terra, Rio de Janeiro 1992

AGENDA 21

Letteralmente "Programma di azioni per il 21° secolo", documento nel quale viene esposto il programma di attuazione della Dichiarazione di Rio e che affronta temi che vanno dalla demografia al commercio, dal trasferimento delle tecnologie alle istituzioni internazionali, dallo sviluppo rurale agli oceani, ecc., indicando per ciascuno di essi linee d’azione che, sebbene non vincolanti sul piano legale, riflettono il consenso sostanziale dei partecipanti al Summit di Rio.
Tale consenso va verso un modello di "sviluppo sostenibile" più attento alla qualità della vita e capace di mantenere un equilibrio stabile fra l’uomo e l’ecosistema, il cui patrimonio di risorse naturali e biologiche deve essere preservato per il bene delle future generazioni.
L'Agenda 21 si divide in quattro sezioni: *

1 Dimensioni sociali ed economiche.
In questo capitolo si analizzano i problemi dello sviluppo e i fattori umani che lo determinano, insieme ad aspetti chiave del commercio e della presa di decisioni politiche.

2 Conservazione e gestione delle risorse per lo sviluppo
E' la sezione più consistente dell'Agenda e presenta il ventaglio di risorse che debbono essere considerate per potere raggiungere uno sviluppo sostenibile a livello locale, nazionale e globale.

3 Rafforzamento del ruolo della società civile
Si riconosce la necessità di potenziare la partecipazione della comunità locale, attraverso i suoi differenti gruppi, per riuscire laddove i governi non possono agire da soli. L'Agenda 21 sottolinea che la componente essenziale per il raggiungimento dei suoi obiettivi è la partecipazione massiva e responsabile a livello locale, nazionale e mondiale, dei giovani, delle donne, dei popoli indigeni, delle ONG di cooperazione Nord-Sud, dei contadini, delle autorità locali, dei sindacati, del mondo degli affari e dell'industria, della comunità scientifica e tecnologica.

4 Mezzi di esecuzione
Tratta sui mezzi per raggiungere un futuro ambientalmente sostenibile. Include aspetti tecnici, finanziari, educativi, legali, istituzionali, ecc.

Le azioni prioritarie dell'Agenda 21 raggruppate nell'ambito dei grandi argomenti sociali, sono:

1 Costruzione di un mondo prospero (Rivitalizzazione della crescita con criteri sostenibili)
Implica un miglioramento della gestione dei processi di sviluppo, integrandoli con il medio ambiente a tutti i livelli del processo decisionale politico e economico, con strumenti fiscali. Viene auspicato il consolidamento dell'economia di mercato

2 Costruzione di un mondo giusto (vita sostenibile per tutti)
Implica l'esistenza di azioni coordinate per ridurre considerevolmente (a lungo termine) la povertà in tutto il mondo; per assicurare un'esistenza sana ed equa per tutti; per raggiungere in tutti i paesi un modello di consumo che riduca sensibilmente il degrado ambientale, lasciando quindi "spazio" per le economie in crescita del mondo in via di sviluppo.

3 Costruzione di un mondo vivibile (sviluppo dei nuclei urbani)
Implica il ripensamento della gestione dei nuclei abitativi in modo di evitare il collasso delle metropoli, ridurre l'estensione delle periferie degradate e sanare il deterioramento sociale dovuto ad una crescita incontrollata della popolazione urbana. Si auspica una gestione indirizzata a elevare la qualità delle abitazioni, della rete idrica, dell'energia, del trasporto e di altri servizi affinché si incida sul problema dell'inquinamento urbano e dello smaltimento dei rifiuti solidi e delle acque di scarico.

4 Promozione di un mondo fertile (utilizzazione efficiente delle risorse)
Si centra sull'urgenza di invertire la distruzione delle risorse naturali e di applicare strategie di gestione per l'utilizzazione sostenibile della terra, dell'acqua potabile, delle risorse biologiche e genetiche, della biotecnologia e dell'energia. Integrando la sua utilizzazione nello sviluppo socioeconomico, e producendo l'ottimizzazione della produzione agricola.

5 Promozione di un mondo condiviso (risorse globali e regionali)
Implica una strategia generale per la gestione e l'uso responsabile e giusto delle risorse situate al di fuori dei limiti di giurisdizione nazionali. Include programmi di azione riguardo l'atmosfera, gli oceani e i mari. Si sottolinea il ruolo della cooperazione globale come mezzo per proteggere queste risorse.

6 Promozione di un mondo pulito (gestione dei prodotti chimici e dei rifiuti tossico-nocivi)
Si basa sulla riduzione della produzione di residui, il loro riciclaggio in attività produttive, la ricerca sullo smaltimento sicuro dei rifiuti tossico-nocivi e delle penalità per il traffico illecito degli stessi.

I sei punti menzionati costituiscono la base dei programmi di attuazione destinati ad accrescere l'uso sostenibile delle risorse naturali per lo sviluppo umano, assicurando altresì livelli di qualità della vita equi in un medio ambiente pulito e sostenibile
 

giovedì 26 gennaio 2012

L'UOMO E L'AMBIENTE

http://www.volint.it/scuolevis/sviluppo%20sostenibile/ambiente.htm#Un mondo di rifiuti



L'UOMO E L'AMBIENTE


Effetto serra, scomparsa delle foreste, riduzione della biodiversità, desertificazione, contaminazione dei suoli, dell’atmosfera e degli oceani con sostanze tossiche: sono tutti elementi di una crisi che mette in pericolo gli equilibri del nostro pianeta. Questa crisi è in larga misura responsabilità dell’uomo. E’ prodotta dalle attività economiche che dovrebbero dare risposte ai bisogni umani ma sono diventate invece, per effetto della logica del mercato, una minaccia per gli equilibri ecologici e la vita delle generazioni future. Questa crisi si intreccia con gli squilibri tra il Nord e il Sud del pianeta, tra ricchi e poveri all’interno di ogni società. Abbiamo la responsabilità collettiva di proteggere la terra usando in modo equo e sostenibile le risorse disponibili. I meccanismi e le priorità dell’economia vanno ripensati in questa prospettiva, puntando all’eliminazione della povertà e al miglioramento della qualità della vita.
L’uomo, da sempre, in tutte le sue attività, interagisce con l’ambiente modificandolo. Se però la mutazione dell’ambiente in epoche storiche poteva essere un fatto marginale per il "sistema terra" nel suo complesso, dato che il pianeta era scarsamente popolato (si stima intorno all’anno 0 una popolazione mondiale di appena 200 milioni di persone), vediamo che con l’incremento demografico massiccio degli ultimi decenni - nei quali si è assistito al raddoppiamento in circa 40 anni della popolazione che ora ammonta a 6 miliardi di individui - e l’industrializzazione, che comporta un maggiore sfruttamento delle risorse ambientali e conseguentemente ad un maggior inquinamento, la distruzione dell’ambiente ha assunto una dimensione globale e proporzioni così allarmanti da convincere i governi, soprattutto dei paesi sviluppati a cercare strategie per porre rimedio a questo fenomeno. Una di queste prende il nome di sviluppo sostenibile.
E’ soltanto da una decina d’anni che si parla di sviluppo in questi termini, che rispecchiano una maggiore attenzione, sia al problema della profonda iniquità nell’uso delle risorse a livello planetario (mentre nei paesi ricchi si inquina l’ambiente per produrre beni di consumo in parte superflui, nei paesi poveri la distruzione ambientale avviene o per motivi di sopravvivenza legati alla fame, oppure per motivi economici riconducibili alla dipendenza dai paesi ricchi), sia al problema dei limiti della crescita per una terra divenuta improvvisamente troppo piccola per una popolazione troppo numerosa. In sostanza in questo nuovo approccio alla "gestione della madre terra" si pone l’accento sull’uso razionale e responsabile delle risorse da parte di tutti, sul riciclaggio delle risorse rinnovabili e sulla riduzione al massimo degli sprechi.

In un provocatorio libro dal titolo "Un Mondo usa e getta", pubblicato qualche anno fa, l’autore, Guido Viale, definiva i rifiuti "il lato oscuro delle merci": ci allontaniamo da loro il più velocemente possibile, li spediamo il più lontano possibile, quasi con il desiderio di rimuovere la loro esistenza. E, soprattutto, non ci preoccupiamo della loro sorte, almeno fino al momento in cui non ci si trova a dover affrontare situazioni di emergenza: discariche stracolme con conseguenti difficoltà di smaltimento o navi cariche di rifiuti tossici, dirette nei paesi del Sud del mondo.
L’idea di base di qualsiasi attività economica è quella di trasformare le risorse naturali in beni di consumo. Ma, una volta consumati, i beni rimangono solo in parte nel ciclo della trasformazione delle risorse. Soltanto alcuni dei loro componenti possono essere riusati. Il processo di trasformazione produce rifiuti, diminuendo così la qualità delle risorse coinvolte e rendendo il loro riuso più difficile
Il Rapporto 1998 del Programma delle Nazioni Unite sullo Sviluppo (UNDP) è interamente dedicato ai consumi ineguali e lancia un grido d’allarme sulla necessità di "..cambiare i modelli di consumo di oggi per lo sviluppo umano di domani". Nella parte dedicata alla produzione dei rifiuti scopriamo che, anche in questo campo, i benestanti dei Paesi industrializzati e dei Paesi del Sud ne producono la maggiore quantità, mentre i poveri di tutto il mondo pagano le conseguenze di questo dissennato spreco di risorse."
L’inquinamento e i rifiuti superano la capacità del pianeta di assorbirli e trasformarli" (UNDP-1998): produrre meno rifiuti è diventata una necessità improrogabile, con la quale tutti dobbiamo fare i conti. La maggior parte di questi rifiuti è costituita da imballaggi. A questo proposito, molti hanno commentato che, facendo la spesa, di fatto, "compriamo tante cose da buttare"!
Possiamo però cambiare questo stato di cose. E’ possibile agire, innanzitutto, adottando una serie di accorgimenti casalinghi quotidiani, cambiando qualche nostra abitudine, affinché sempre meno rifiuti solidi e industriali finiscano nelle discariche: acquistare prodotti con minore quantità di imballaggio, scegliere prodotti che abbiano confezioni riutilizzabili, evitare prodotti "usa e getta". Dovremmo cercare di abbinare la riduzione della quantità di rifiuti prodotti al riutilizzo e alla riparazione dei beni. Bisognerebbe, insomma, recuperare abitudini che sembrano ormai non appartenere più alla cultura consumistica oggi dominante. E’ indispensabile, inoltre, promuovere il ripensamento e la riprogettazione dei modi di produzione dei beni che utilizziamo, adottando tecnologie che consumino meno energia e impieghino meno risorse, facendo, quindi, attenzione al cosiddetto "costo ambientale globale".
Un settore d’intervento fondamentale, ancora poco sviluppato nel nostro Paese, è la raccolta differenziata, passo determinante per il riciclo dei materiali. Solo da pochi mesi e non in tutte le città italiane, si cominciano a trovare accanto al tradizionale cassonetto dei rifiuti, i raccoglitori per i materiali riciclabili. Siamo solo all'inizio, considerando che il 90% dei rifiuti viene ancora smaltito nelle discariche e solo il 6% del totale, pari a circa 1,5 milioni di tonnellate tra plastica, vetro, alluminio, ecc., viene sottoposto a raccolta differenziata. Abituarsi, dunque, a raccogliere in modo differenziato i nostri rifiuti, affinché possano essere riciclati, consentirebbe un notevole risparmio energetico e di risorse. Ognuno di noi, in questa maniera, darebbe un grosso contributo alla salvaguardia dell'ambiente.
Lo sviluppo sostenibile rappresenta però una visione globale del concetto di sviluppo, una strategia che si articola a diversi livelli: esso, in sintesi. potrebbe essere definito come una forma di sviluppo non solo economico ma anche sociale. in cui la crescita economica avviene entro i limiti delle possibilità ecologiche degli ecosistemi e della loro capacità di soddisfare i bisogni delle generazioni future. Infatti tutti gli esseri umani, al di là della loro struttura sociale, politica ed economica, hanno bisogno di materiali naturali biologici per soddisfare i loro bisogni inerenti l'alimentazione. l'abitazione, l'energia, i medicinali ed in generale per raggiungere un buon livello di qualità della vita. Poiché lo sviluppo economico dipende dallo stock di risorse naturali della terra, mantenerne la riproducibilità rappresenta la chiave per la sostenibilità. Tale riproducibilità viene mantenuta solo da un uso razionale delle risorse che tenga conto dei meccanismi di funzionamento degli ecosistemi e in generale delle capacità di carico ambientali.
Lo sviluppo sostenibile richiede un aiuto a coloro che sono troppo poveri, perché i poveri hanno come unica possibilità quella di distruggere l'ambiente, e soprattutto richiede criteri economici diversi da quelli tradizionali, perché occorre tenere conto dei costi ambientali con l'obiettivo di non creare una forma di sviluppo che avviene degradando la qualità ambientale, e/o riducendone la produttività nel lungo periodo, perciò tra i parametri da utilizzare per valutare lo sviluppo devono essere inclusi anche i seguenti: controllo della salute, disponibilità di cibo, qualità delle acque, un rifugio per tutti, uso di tecnologie compatibili. Ne deriva che lo sviluppo sostenibile non è semplicemente protezione ambientale, ma anche un concetto nuovo di crescita economica, tale da garantire giustizia ed opportunità per tutti e non solo per pochi privilegiati, senza distruggere le risorse naturale del pianeta e le sue capacità di carico. E' un processo in cui le politiche dei vari settori come quello economico, commerciale, energetico, agricolo, industriale, ecc. sono fatte in modo da creare uno sviluppo che sia economicamente, socialmente ed ecologicamente sostenibile, uno sviluppo che no è finanziato dall'indebitamento, sia esso in termini economici, sociale o ecologici.

Uomo & Ambiente







Un problema di cui l’umanità si è resa conto, purtroppo, solo da poco tempo è il degrado   dell’ambiente, che mette a rischio la stessa sopravvivenza della nostra specie su questo pianeta ospitale che, a poco a poco, stiamo rendendo invivibile. Molto complesso è agire per salvaguardare l’ambiente, perché l’ambiente è qualcosa che funziona insieme, un organismo, nel quale un singolo intervento locale ha conseguenze sull’intero sistema, poiché i vari elementi sono collegati tra loro da una stretta rete di relazioni. Se si rompe questo equilibrio l’intero sistema rischia di essere distrutto. Certo, la terra ha saputo sopportare cambiamenti violenti e devastanti, operati non solo dall’uomo, ma anche dalla natura, come le glaciazioni, ed ha saputo sempre trovare un nuovo equilibrio ambientale. In questi ultimi due secoli, però, l’intervento dell’uomo si è fatto massiccio e spropositato. Anche da un punto visivo ci rendiamo conto che il nostro pianeta è ormai costituito più di cemento che di “verde”. Vale la pena, adesso, di capire almeno quali sono gli ambiti in cui si fa più evidente l’intervento dell’uomo. Ognuno di questi problemi meriterebbe una trattazione a parte, ma, per quanto il nostro discorso possa risultare generico, non sarà inutile uno sguardo d’assieme. Anzitutto l’uomo interviene negativamente sull’ambiente terrestre, per esempio, disboscando le foreste. L’ha sempre fatto, ma ormai il pianeta non è più in grado di far fronte all’azione dell’uomo. La percentuale del territorio ricoperto dalle foreste diminuisce anno dopo anno, e sappiamo come gli alberi siano fondamentali per la produzione di ossigeno e per gli equilibri alimentari. Di contro i deserti avanzano, fino a minacciare zone da tempo dedicate alle coltivazioni e ad altre attività produttive. I terreni si impoveriscono di elementi nutritivi essenziali, ed in alcune zone la crosta terrestre ha già fatto spazio al mantello, privo di sostanze nutritive essenziali per la vita. Rifiuti non smaltiti, e spesso di grande tossicità, come quelli nucleari, compongono il quadro di una “terra” attaccata.  

giovedì 19 gennaio 2012

L'uomo e l'ambiente


L'uomo e l'ambiente
Viviamo in un'epoca allo stesso tempo affascinante e terribile. Affascinante perché mai come adesso il futuro del Pianeta Terra è soprattutto nelle nostre mani; ciò che avrà luogo domani dipenderà in buona parte da ciò che la comunità umana farà o non farà oggi. Temibile perché la nostra generazione è la prima, da quando la specie umana è comparsa sulla Terra, ad avere il potere di distruggere in poco tempo tutto quello che ci proviene dal passato, compromettendo irrimediabilmente quello che potrebbe esistere nel futuro del nostro pianeta. L'Homo sapiens ha interagito con il mondo naturale sin da quando apparve sulla faccia della Terra. Con il passare del tempo e con l'evolversi delle proprie capacità culturali ha incredibilmente ampliato le proprie capacità di modificazione degli ambienti naturali.