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martedì 11 giugno 2013

mercoledì 20 marzo 2013

Canzoni

Come nasce una canzone

Una canzone può nascere dalla necessità di dare un veste musicale a un testo poetico preesistente, oppure trarre origine da un motivo "che ci frulla nella testa", in giro di accordi, un "riff" trovato sulla chitarra. Altre volte parole e musica nascono insieme.
Comunque sia, le idee vanno poi sviluppate per dar "forma" a una vera canzone e, poichè nella breve durata del brano nulla deve trovarsi fuori

Strofa e ritornello

Il più delle volte una canzone si organizza in 2 parti distinte basate su 2 motivi di diverso carattere musicale ed espressivo. Una di queste, la strofa, serve a l'autore per raccontare la vicenda: la melodia asseconda il testo mantenendo un andamento abbastanza vicino al passato. Nell'altra, il ritornello, il testo assume un carattere lirico, la musica si carica di espressività e il canto si fa più appassionato. Se nella strofa l'autore ricerca la giusta atmosfera, nel ritornello egli svela le sue carte: qui ci deve essere tutto quello che si deve ricordare della canzone, quindi il testo è facilmente moralizzabile e la melodia orecchiabile.




Introduzione e coda

Nella sua forma più semplice e ricorrente la canzone alterna strofa e ritornello, ma non faticherete certo a trovare eccezioni. Spesso, oltre alle 2 patri principali, sono presenti brevi passaggi orchestrali o vocali che assolvono a particolari funzioni strutturali: introdurre, collegare le diverse sezioni, concludere il brano semplicemente, inserire una nota di colore.
A volte si usa far precedere la canzone vera e propria da una breve introduzione. Questa può avere un testo, ad esempio il racconto di un antefatto, o presentare una parte strumentale originale, magari derivata da una frase musicale che l'ascoltatore incontrerà più avanti nel corso dello stesso brano. In ogni caso l'introduzione ha il compito di preparare l'atmosfera della canzone stessa. Per terminare invece una canzone spesso si ricorre all'espediente di ripetere molte volte il ritornello sfumandolo, cioè diminuendo progressivamente parole l'intensità al momento della registrazione. Più di rado viene realizzata appositamente una nuova frase melodica, detta coda, con funzione conclusiva.

venerdì 25 gennaio 2013

Foto Concerto

 
 Concerto dell'Orchestra e Coro del Conservatorio di Musica G.B. Pergolesi di Fermo
Musiche di: N. Paganini – W. A. Mozart – G. Verdi

qui trovate anche l altre foto :)) 

martedì 23 ottobre 2012

Le scuole nazionali dell'Ottocento


Le “Scuole nazionali”
Nella seconda metà dell’Ottocento abbiamo il fiorire delle cosiddette “Scuole nazionali” , frutto di
esigenze diversificate, anche se riconducibili in vario modo sia alla ricerca delle matrici etniche di
vari popoli europei che all’esigenza di una rivincita sull’egemonia musicale tedesca, affermatasi
alla fine del Settecento con la cosiddetta “triade classica” viennese e confermatasi incontrastata col
Romanticismo: in alcuni paesi, come la Russia, troviamo anche una forte motivazione al riscatto
sociale, in altri, come la Boemia e l’Ungheria, troviamo una concreta aspirazione all’indipendenza
politica dall’impero austro-ungarico; in altri ancora, come i paesi nordici, si evidenzia una ricerca
del  colore  ambientale.  Da  una  tale  ricerca  scaturisce  una  musica  che  contiene  elementi  di
ispirazione popolare, ma “colta” a tutti gli effetti: non si tratta assolutamente di musica popolare.
Russia
La  nascita  della  cosiddetta  “scuola  nazionale  russa”  coincide  con  il  tardivo  risveglio  di  una
coscienza nazionale a lungo sopita, nelle classi più elevate, a seguito di un secolare vassallaggio
culturale francese. Se la letteratura russa vanta scrittori come Turgenev, Dostoevskij, Tolstoj, la
musica   si  avvale  di  compositori  come  Michail  Glinka  (1804-  1857)  padre  del  melodramma
nazionale russo, con l’opera “Una vita per lo zar”; protagonista è il popolo, rappresentato dalla
massa corale.
Il Gruppo dei Cinque: Nikolaj Rimskij Korsakov e Modesto Musorgskij
Il Gruppo dei Cinque fu fondato a Pietroburgo nel 1856 da Balakirev e da Cui; questi musicisti, a
cui si unirono Musorgskij nel 1857, R. K. nel 1861 e Borodin nel 1862, si impegnarono a creare,
sull’esempio di Glinka, le basi di una musica nazionale russa libera dalle forme accademiche ed
ispirata  al  folklore  ed  al  canto  liturgico  russo. All’interno  del  gruppo, che fu affiancato  dal
compositore Dargomižskij e dal critico Stasov,  R. K. ebbe la duplice funzione di compositore
autonomo nell’elaborare una personale visione del nazionalismo russo nel teatro musicale, e di
custode ed organizzatore della disordinata attività musicale di Musorgskij e Borodin. In effetti il
Gruppo dei Cinque, nonostante gli sforzi di Balakirev e di Stasov per definire un ideale nazionale,
non era particolarmente coeso, ma al suo interno si delineavano delle personalità e dei percorsi
artistici differenziati: Borodin seguì in modo molto moderato i principi antioccidentali di Balakirev
e compose musiche cameristiche legate allo stile occidentale classico- romantico; la sua opera
principale, Il principe Igor, alla quale lavorò per 17 anni, rimase incompiuta e fu completata da R.
K.; Musorgskij fu fedele allo sperimentalismo antioccidentale, che approfondì in campo teatrale
con le opere Il Matrimonio e soprattutto Boris Godunov, ispirato all’omonimo dramma di Puskin, e
Kovancina. Dopo la sua morte prematura R. K. revisionò e ripropose una propria ristrumentazione
delle  ultime  due opere  citate,  per renderle  più  fruibili   al  pubblico,  eliminando  dissonanze  e
raddolcendo armonie troppo crude, da lui interpretate come deficienze tecniche e successivamente
rivalutate come anticipatrici del linguaggio musicale novecentesco.  R. K. ebbe il grande merito di
aver contribuito alla diffusione  in patria ed all’estero, soprattutto in Francia, delle due opere, grazie
anche alla sontuosità dell’orchestrazione,  che le avvicinava  allo spirito del grand-opéra, allora
dominante anche in Russia. Nell’attività di revisore di  R. K. sono evidenti le sue convinzioni
riguardo alla necessità di una preparazione musicale più solida di quella che gli era stata fornita in
gioventù e che era stata alimentata dai consigli abbastanza liberi e spregiudicati di Balakirev,
propugnatore  di  una  sorta  di  dilettantismo  musicale  non  condizionato  dall’accademismo
occidentale:  Balakirev  definiva  Bach  una  macchina  per  comporre,  mentre  R.  K. maturò  la
convinzione che il contrappunto fosse il linguaggio poetico di questo geniale musicista e che tutta la
musica contemporanea gli fosse debitrice. L’amore per il bel suono e per la perfezione in senso

classico erano estranei allo stile di Musorgskij ma non a quello di R. K., che si avvalse della guida
di  Čajkovskij  e  dei  principali  trattati  di  armonia  occidentali,  approfondendo  la  tecnica  degli
strumenti a fiato e ricavando una abilità di strumentazione sbalorditiva. In tal modo egli divenne,
per  un  verso,  una  sorta  di  consulente  tecnico  del  Gruppo  dei  Cinque,  per  un  altro  verso  fu
l’intermediario fra le tendenze nazionalistiche del gruppo e le influenze occidentali. Nominato, nel
1871, direttore del Conservatorio di Pietroburgo e, nel 1874, direttore della Scuola libera di musica
fondata  da  Balakirev,  proseguì  nell’apertura  verso  la  musica  occidentale  introducendola  nelle
stagioni concertistiche della scuola stessa, denominate “concerti russi”, che portò anche a Parigi. In
tal modo egli fu il tramite culturale fra i due mondi occidentale e russo e le relative musiche.
In questa sua posizione  intermedia egli costituisce un anello  insostituibile di quel rapporto di
influssi reciproci che legò l’impressionismo francese e la nascente scuola russa; questo rapporto
culminerà,  ai  primi  del  Novecento,  nell’eclettismo  di  Stravinskij,  che  fu  suo  allievo  per  la
strumentazione.
La tecnica orchestrale di R. K., a differenza di quella wagneriana, che somma i timbri orchestrali e
li subordina alla linea  melodica,  dando ad essa minore  o maggiore  volume,  preferisce  invece
frazionare la massa strumentale in timbri singoli puri, esaltandoli anziché confonderli nell’impasto
orchestrale, creando suggestioni di tipo impressionista ed anticipando in questo senso Debussy.
Sono mirabili esempi di questa tecnica la Suite sinfonica  Shéhérazade, ispirata alle  Mille e una
notte,( v. la Guida all’ascolto) e l’Ouverture della  Grande Pasqua russa, composte entrambe nel
1888.
Nota:  in  occasione  del centenario  della  morte  di  Rimskij-Korsakov abbiamo  avuto  modo  di
assistere a Cagliari alla rappresentazione dell’opera:  La leggenda della città invisibile di Kitež e
della vergine Fevronia. Insieme a  Il gallo d’oro, è la più famosa opera di R. K., rappresentata per
la prima volta a Pietroburgo il 20 Febbraio 1907. La sua musica è basata su ritmi e melodie attinti al
canto popolare russo e soprattutto sulla monodia liturgica ortodossa, elaborati in una sontuosa
cornice orchestrale che esalta con forti suggestioni il tono mistico della leggenda popolare. L’opera
attinge i suoi temi dalla ricca messe di fiabe russe, il cui clima favoloso si intreccia con gli elementi
realistici derivanti dalla tradizione letteraria (come nelle precedenti La fanciulla di neve,  del 1882,
Sadko, del 1898).
Nota 2:  Tra le opere non teatrali di  Musorsgkij ricordiamo il poema sinfonico “Una notte sul
Monte Calvo” e, soprattutto, la Suite pianistica “I quadri da un’esposizione”, famosa anche nella
trascrizione orchestrale realizzata, nel ‘900, da Maurice Ravel.
Pëtr Il’ič Čajkovskij
Un  discorso  a  parte  merita  Pëtr  Il’ič  Čajkovskij   (1840-  1893),  compositore  tipicamente
tardoromantico di ispirazione europea, vicino sia all’anima russa che alla cultura e alla musica
occidentale, amante di Mozart come di Glinka, docente al Conservatorio di Mosca, artista e uomo in
perenne conflitto fra il desiderio di una vita normale (che tentò di realizzare nel matrimonio) e la
tendenza all’omosessualità, morto non si sa ancora se di colera o per volontà suicida.
Eleganza e forte espressività caratterizzano tutte le sue opere: ricordiamo le Sinfonie, specie la
Quarta, la Quinta e la Sesta “Patetica”, di tipo programmatico; le opere sinfoniche di ispirazione
letteraria, fra cui l’Ouverture su “Romeo e Giulietta”; i celeberrimi balletti, fra cui “Il lago dei
cigni”,  “La bella addormentata”, “ Lo schiaccianoci”; fra le opere teatrali, “Eugenio Onegin” e
“La dama di picche”.
Di C. ascoltiamo il celebre Concerto per pianoforte e orchestra n.1, soprannominato “Varsavia”.



Il teatro

Il melodramma nell'Ottocento

Durante tutto l'Ottocento si va a teatro per ascoltare la musica e il proprio cantante preferito, ma anche per vedere e per farsi vedere; per sfoggiare abiti sontuosi e raffinati gioielli; per fare pettegolezzi e intrecciare nuovi amori; per concludere affari o accordi politici.
La struttura del teatro sembra fatta apposta per rispondere sia alle esigenze spettacolari dalla rappresentazione sia alle necessità e alle funzioni dell'occasione mondana.


In corrispondenza del secolo o terzo ordine di palchi, vi sono i ridotti , cioè le grandi sale in cui il pubblico si reca per bere, per mangiare al ristorante o per giocare d'azzardo.
Infine nell'ultimo ordine, il cosiddetto Ioggione , prende posto un pubblico più modesto ma entusiasta e molto interessato alla rappresentazione teatrale.

martedì 2 ottobre 2012

Musiche nazionali



Con il termine musica popolare si intende la musica scritta con il linguaggio del popolo e pensata per il popolo, includendo comunemente, ma impropriamente, all'interno di questa dicitura anche la musica folclorica, ossia quella musica proveniente dal popolo le cui origini si perdono nella notte dei tempi, in particolar modo per quanto riguarda il canto di tradizione orale. Spesso la musica popolare trae ispirazione dalla musica folclorica assumendone stilemi e linguaggi. Si usa spesso anche il termine proveniente dall'inglese musica folk, o semplicemente folk.
Questi concetti devono a loro volta essere distinti da quello di musica pop; sebbene evidentemente "pop" sia un'abbreviazione di popular, "musica pop" indica più specificatamente la musica leggera contemporanea occidentale, per esempio il rock o la disco music, generi il cui legame con la musica tradizionale non è di norma molto stretto.

martedì 29 maggio 2012

Quartetto d'archi

Gli archi : vengono generalmente definiti archi gli strumenti in cui il suono è prodotto da una o più o più corde messe in vibrazione tramite uno sfregamento ottenuto con l'arco o archetto.

Il violino:
Il violino è uno dei protagonisti della musica colta occidentale.
La sua cantabilità , unita alle strabilianti possibilità tecniche, hanno attratto verso questo strumento quasi tutti i grandi compositori degli ultimi tre secoli.
Il violino è spesso impiegato anche nella musica leggera , in quella popolare e persino nel jazz, dimostrando così la notevole versatilità.                                
 

La viola
La viola è uno strumento appartenente alla famiglia degli archi. Si distingue dal violino per le dimensioni (è circa 1/7 più grande), per l'estensione (è accordata una quinta sotto) e per il timbro (molto più profondo e meno brillante). La tecnica della mano sinistra e dell'arco sono le stesse del violino e la chiave di lettura è quella di contralto. Le viole di piccole dimensioni (da 38 a 40 cm) hanno una voce magra e nasale, quelle grandi (da 40 a 44) un timbro caldo e rotondo.


Bratsche.jpg


Il violoncello

Il violoncello è uno strumento musicale del gruppo dei cordofoni a corde strofinate (ad arco), appartenente alla famiglia degli archi; è dotato di quattro corde, accordate ad intervalli di quinta giusta. Rientra nella sottofamiglia dei "violini", di cui fanno parte quegli strumenti ad arco con quattro corde, accordati ad intervalli di quinta, che presentano dei tagli ad "effe" sulla tavola armonica (o piano armonico). La sottofamiglia dei "violini" si differenzia così dalla sottofamiglia delle "viole" che comprende invece la viola da gamba e altri strumenti antichi con tagli a "C", accordati per quarte e terze, con corde in numero variabile da tre, a sei-sette o più.
Si suona da seduti tenendo lo strumento tra le gambe, poggiato su un puntalepresente nella parte inferiore dello strumento. L'esecutore muove l'archettotrasversalmente sulle corde.
Il violoncello moderno possiede quattro corde accordate ad intervalli di quinta giusta: la corda del La (cantino), del Re, del Sol e del Do. La corda del La emette un suono tre semitoni più in basso del Do centrale e la corda del Do è due ottave più basse del Do centrale.
L'estensione del violoncello va dal Do due ottave sotto il Do centrale fino al Mi due ottave sopra al Do centrale.
Il violoncello è strettamente associato alla musica classica, ma viene usato anche nella musica heavy metal. È parte dell'orchestra, del quartetto d'archi e di molti altri gruppi di musica da camera. Molti sono i concerti e le sonate scritte per violoncello. È meno comune nella musica popolare.


Cello front side.png


Il contrabbasso


Il contrabbasso, è uno strumento musicale della famiglia dei cordofoni ad arco. Il suono viene prodotto tramite l'attrito sulle corde del crine di cavallo montato su una bacchetta di legno, detta archetto, mentre nel jazz viene suonato quasi esclusivamente pizzicando le corde con le dita della mano destra.
È lo strumento con il suono più grave di tutti gli archi (se si esclude il rarissimoottobasso): le quattro corde producono rispettivamente dalla più acuta alla più grave i suoni SOL-RE-LA-MI in accordatura da orchestra. Per indicare con più precisione la reale altezza di una nota, viene utilizzata una nomenclatura che affianca al nome della nota un numero. Questa numerazione inizia dalla nota più bassa del pianoforte (La 0) fino alla nota più alta (Do 8). Seguendo questo schema, le corde del contrabbasso sono
  • 1ª corda: Sol 2/La 2/La 2
  • 2ª corda: Re 2/Mi 2/Fa# 2
  • 3ª corda: La 1/Si 1/Re 2
  • 4ª corda: Mi 1/Fa# 1/La 1
Esistono anche altre accordature, quali quella italiana da concerto (consistente nell'alzare l'intonazione delle corde di un tono) e quella viennese (La 2, Fa# 2, Re 2, La 1)
Esistono anche contrabbassi a cinque corde, in cui la più grave è generalmente un Do 1 o un Si 0.
In orchestra il contrabbasso ha raramente una funzione solistica, per via del suo suono estremamente basso. Ha però una funzione indispensabile nell'"amalgamare" i suoni e dare sostegno agli strumenti acuti, ed è lo strumento che, di solito, tiene il basso armonico della melodia dell'orchestra.

AGK bass1 full.jpg

giovedì 19 aprile 2012

La scala musicale

La scala musicale è una successione ordinata di 8 suoni (es.: do,re,mi,fa,sol,la,si do etc.) Che può essere: ascendente se va verso l'acuto e
discendente se va verso il grave.

I suoni che formano la scala si chiamano gradi e possono essere :
congiunti: se si succedono in ordine ( es. do,re,mi etc.)  o
disgiunti: se si succedono in forma saltuaria ( es. do,sol,mi etc.)


La scala prende il nome dal primo grado ( detto anche tonica o fondamentale)


Una scala può essere diatonica o cromatica:
diatonica quando è data dalla successione di toni e semitoni
cromatica quando è data dalla successione di semitoni  1


La scala di Do è detta anche scala diatonica-naturale:
diatonica perché i suoni che la formano procedono per toni e semitoni
naturale perché non vi sono alterazioni in chiave
essa è formata da 5 toni e 2 semitoni
i semitoni si trovano tra il 3° e 4° grado e tra il 7° e l'8°


Ogni grado della scala ha un nome che ne specifica la funzione del'ambito della scala:
1. tonica o fondamentale  2
2. sopratonica
3. modale o caratteristica o mediante
4. sottodominante
5. dominante
6. soprannominante
7. sensibile
8. tonica





1 Un semitono si dice cromatico se è formato da due suoni dello stesso nome; es.: do - do# , mi - mib etc.,  Un semitono si dice diatonico se è formato da due suoni di nome diverso; es.: mi - fa, do - reb, sol - fa# etc.


2 La tonica da il tono o tonalità alla scala.